Di antologie, alieni e altre cose della maturità di quest’anno

Confini del Trattato di Osimo L’argomento più figo della prima prova di quest’anno è senza dubbio quello riguardante l’esistenza degli alieni. Un ragazzo appassionato di scienza e/o fantascienza passerebbe qualche ora nel suo brodo preferito, ma col rischio di andare fuori argomento: questo è innanzitutto un saggio di ambito tecnico-scientifico e il rischio di sforare con argomenti tipo X-files, Voyager oppure con problematiche prettamente filosofiche è molto alto.
Un buon studente, magari con forti interessi nell’astronomia, che nell’anno scolastico abbia studiato bene gli esopianeti e che ricordi qualche nozione di biologia, potrebbe certo partire dalla citazione di Kant e poi lanciarsi in una buona descrizione dello stato dell’arte; se fosse al corrente – per interessi autonomi e non perché siano nel programma – delle ricerche del Seti, della Nasa ecc., sarebbe ancora meglio e farebbe un tema strepitoso. Il lato difficile della traccia è rimanere in tema, quello facile è che non è necessario citare o condividere i testi, ma che si può benissimo criticarli (cosa che qualcuno ignora). Spettacolare sarebbe, da parte dello studente, saper collegare all’argomento anche l’esplorazione spaziale e l’evoluzione tecnologica futura, o la biologia e le condizioni necessarie alla vita.

Trovo orribile la scelta fatta per la prima tipologia: una prefazione ad un’antologia scelta da un autore spesso non trattato negli ultimi anni di scuola non è certo di aiuto per gli studenti, e già da sé l’analisi del testo è una delle prove meno amate dai maturandi. Sospetto, invece, che abbia riscosso grande successo il tema di carattere generale sulla musica (purtroppo temo più con riflessioni di carattere sentimentale o sociologico che di tipo estetico e poetico), assieme al saggio storico-politico, che a lato delle riflessioni sulle visioni politiche dei singoli personaggi citati (Mussolini, Togliatti, Moro, Wojtila) introduce un problema di eccezionale attualità, seppur col rischio di essere seppellito da luoghi comuni sui gggiovani. Chi ha avuto modo di studiare o interessarsi alle foibe, di visitare i luoghi e di approfondire il soggetto (per una ricerca, attraverso un viaggio di istruzione, anche per passione politica), di studiare le tensioni e le problematiche internazionali sul confine italo-iugoslavo, avrà probabilmente avuto vita facile nella trattazione del tema storico; per gli altri, decisamente proibitivo, poiché sono poche le nozioni che a scuola di solito si apprendono a tale proposito, e il rischio è quello di scivolare nel paragone di cattivo gusto tra gli stermini di destra e quelli di sinistra.

Io avrei optato per il saggio storico-politico, probabilmente.

Di antologie, alieni e altre cose della maturità di quest’anno