L’intervento di Roberto Giachetti alla direzione nazionale del Partito Democratico del 30 marzo 2015

Ho passato un paio di ore libere (sono un pazzo, lo so) a sbobinare questo intervento di Roberto Giachetti alla più recente direzione nazionale del Partito Democratico, dove si è discusso – probabilmente per l’ultima volta in quella sede – della nuova legge elettorale, il cosiddetto italicum. Ho avuto modo di seguire in diretta l’intervento di Giachetti su YouDem, l’ho trovato molto appassionato (ma non è detto che sia un bene) e mi pare che colga il punto su alcuni vizi delle minoranze interne al Pd e che esponga, allo stesso tempo, un paio di critiche sensate a Matteo Renzi.


Matteo [Renzi], te lo dico con molta, molta franchezza: io penso che la rappresentazione che tu hai dato e continui a dare anche del dibattito nel nostro partito aiuti a falsare i connotati stessi di quello che accade qua dentro, perché il presupposto in base al quale c’è qualcuno che si oppone a una tua proposta e tutto il resto venga coperto semplicemente per il fatto che, a differenza di altri, chi è forse più lontano da quella proposta di quanto non lo sono loro manifesta la lealtà che ha sempre manifestato, anche quando segretari erano gli altri, di dire chiarmente che è lontano dalla tua proposta, ma poi di adeguarsi – non lealtà nei tuoi confronti, lealtà nella nostra comunità – alle decisioni che, oggi, con maggioranze diverse, prendiamo esattamente come prendevamo ieri con maggioranze diverse, questa è la differenza, e tu annulli l’identità di tanti di noi che non sono renziani nè della prima nè della seconda nè della terza ora. Ho 54 anni, faccio politica dal ’79, eri appena nato, ne ho attraversate parecchie, ho fatto minoranza spesso e mi sono sempre adeguato a quello che diceva la maggioranza, senza mai nascondere la mia divergenza – caro Fassina, sei distratto, l’ultima è quella di qualche giorno fa: ho detto espressamente che ritengo un’aberrazione l’allungamento della prescrizione, per esempio. Se vuoi, posso dirti cosa penso della responsabilità civile, cosa penso dell’amnistia, cosa mi divide da questa legge elettorale. Penso di essere uno di quelli che l’ha detto in tutti modi. Ti sfugge il fatto che a differenza di te, però, poi quando collettivamente – non perchè me lo chiede Renzi – prendiamo una decisione, io poi quella decisione la rispetto, tutto qua. La differenza tra noi, anzi, tra me e voi è solo questa, perchè sennò questo ci porta a delle logiche che sono quelle che inevitabilmente poi ci dicono, caro Stefano, che se una decisione è presa in direzione, è una forzatura, se invece è frutto di un rapporto tra la minoranza e il segretario, allora è un elemento di democrazia, o peggio – siccome vedo Boccia, sento oggi un’intervista di Boccia che ci spiega che il voto è inutile perché Renzi ha la maggioranza, e quindi succede che il voto è utile nella direzione soltanto quando la maggioranza ce l’avete voi e non ce l’ha Renzi. Non si può andare avanti – l’hai detto testuale, vatti a prendere l’intervista semmai, ma vado avanti.

«Deriva autoritaria», «democrazia ad investitura», «autostrada per pulsioni plebiscitarie», «un uomo solo al comando», «rischio per un futuro della democrazia», e da ultimo, Stefano, «democratura», ah, no, «pericoloso della…», sì, vabbé, ci siamo capiti – cosa succede? Sono tutte frasi che vengono sparate nel mucchio e che poi diventano la realtà con cui tutti noi dobbiamo rapportarci, come se quella fosse la verità. È successo lo stesso film sulla legge Delrio! Volete che ve li leggo? «Golpe», «bisogna chiedere a Napolitano di non firmare», «anticostituzionale», poi succede che l’unico organo che ha la facoltà di stabilire se qualcosa è costituzionale o meno, cioè la Corte Costituzionale, tre giorni fa fa una splendida sentenza nella quale rigetta tutti i ricorsi delle regioni, e in quel caso c’erano anche i professori che non mancano mai, c’era Onida con altri quarantaquattro professori che dicevano che è incostituzionale e via dicendo. C’è un organo che stabilisce se è costituzionale, e lo fa a posteriori – e ci arrivo – ed è la Corte Costituzionale.

Poi ci sono quelli che sono poveri di memoria. Ho sentito il compagno D’Alema nei giorni scorsi affermare che «con il referendum finale si chiede ai cittadini se accettano la legge così com’è, il referendum finale sarebbe un plebiscito». E allora io sono andato a pensare: «vabbè, ma vuoi vedere che…». È il 1997, è la commissione bicamerale, che non si occupa solo della riforma di governo, ma della riforma dello stato e del bicameralismo, e del sistema delle garanzie, e che all’articolo 4 “Referendum” recita: «La legge costituzionale approvata con unico voto finale ai sensi dell’articolo 3, comma 4, è sottoposta ad unico referendum»; cioè, quando si tratta dela commissione bicamerale e dei testi che fa D’Alema nella commissione bicamerale, il referendum unico non è un plebisicito, occupandosi peraltro di tutte le materie, quando questo lo si fa noi oggi, accade invece che è un plebisicito.

Mi dispiace che non c’è Rosy Bindi, che non fa parte della direzione, ma anche lei leggo che oggi dice: «Ritengo essenziale restituire il premio di maggioranza alla coalizione e non basterà diminuire i capilista bloccati». Ma Rosy, è legittimo, e lo dico a tutti quelli, e staranno anche qua, che hanno firmato, per esempio, il referendum Guzzetta – Tonini lo faceva rilevare qualche tempo fa. In quel referendum il primo quesito referendario non solo attribuiva alla lista e non più alla coalizione il premio di maggioranza – correggimi Tonini. Portava lo sbarramento non al 3% come l’italicum ma al 4% e in più il premio di maggioranza non era dato con un doppio turno al 40% con una soglia, ma, come accadeva col porcellum, con un voto in più. In quel caso la deriva autoritaria non si è manifestata, non si è palesata nella mente di Rosy Bindi. Accade oggi. Ripeto: cambiare idea è legittimo, però trasportare questa alla deriva autoritaria…

Bersani oggi: «Il mattarellum lo firmerei subito, anche domani». Adesso io faccio fatica a non incazzarmi, perchè ne ho sentiti anche altri di voi. Ce l’avete avuta l’occasione nella quale potevate votare il mattarellum, e avete votato contro e avete imposto, chiamando la gente al telefono, di votare contro, e accade sempre così: quando si può votare una cosa non la si vota e si vota contro, e poi, quando non si può più, perchè non è all’ordine del giorno, «ma io vorrei votare il mattarellum», che ovviamente non è più all’ordine del giorno.

Segnalo, signor segretario, anche a lei, che non è che il mattarellum non si potrebbe modificare garantendo il premio di maggioranza anche col mattarellum, quindi hai fatto una scelta diversa, che io rispetto, non mi piace, ma non dire che il mattarellum non è utilizzabile, perchè si poteva utilizzare tranquillamente anche il mattarellum. Vorrei anche dire, e vado a chiudere, che, però, le modifiche che tu hai fatto non sono quelle che hai detto qui e che abbiamo votato in direzione. Ce ne sono due che hai fatto senza neanche convocare la direzione, nel solito rapporto tra te e la minoranza, e questo non va più bene, perché se… [probabilmente rispondendo a Stefano Fassina] c’arrivo e te lo dico! Perché hai paura che te lo dico? Ti sto per leggere la dichiarazioni di D’Attore, abbi pazienza, così vedi se dico cazzate io o D’Attorre, così magari scopri anche tu che ogni tanto D’Attore dice… D’Attorre, 3 maggio 2014: «Una possibile mediazione che evita pasticci elettorali ed è coerente con il superamento del Senato» – spiega D’Attorre – «È anche una modifica coerente con il messaggio di Renzi e esclude anche i rischi…» insomma si tratta dello stralcio dell’articolo 2. Non l’abbiamo deciso in direzione lo stralcio dell’articolo 2. Non l’abbiamo deciso nei gruppi lo stralcio dell’articolo 2. Sei andato incontro a una richiesta di D’Attorre, poi, diciamo, io ho fatto un tweet dicendo che era una cazzata, ma è quello che faccio sempre – lo stralcio del’articolo 2 era quello che riguardava la legge elettorale anche alla Camera… Sto dicendo una cazzata, Fassina? Era uno dei punti di mediazione? È una cazzata o la verità? Era un punto di mediazione voluto da voi o no? Era così, te lo dico io. Io faccio un tweet dicendo che era una cazzata, poi, a supporto di questa importante innovazione dal punto di vista – diciamo – della legge elettorale, la forza di questa cosa, arriva poco dopo, anzi… poco dopo sì, subito, da Ainis, per esempio, che dice «l’operazione italicum con l’intesa per applicarlo solo alla Camera è incostituzionale», ma si dice: vabbè, questo è il solito Ainis, e via dicendo. E allora arrivano in supporto chi? Quelli che quando servono ci sono e quando non servono non ci sono, e cioè gli ex presidenti della Consulta che sfilano nella commissione affari costituzionali della Camera a parlare dell’italicum, e la prima cosa che dicono – se vuoi, Fassina, ho il pezzo di carta e te lo leggi – è che stralciare l’articolo 2 è una cazzata. E ce n’è una seconda, perchè anche sulle riforme costituzionali hai svolto una grande mediazione che non è passata in direzione, che non è passata da nessuna parte, ma te la sei giocata tu con la minoranza, e cioè quella brillantissima idea del vaglio preventivo della legge elettorale da parte della Corte Costitizionale. È una brillantissima idea che non è che per smentirla si fanno carico degli ex presidenti della Corte Costituzionale. In forma assolutamente inusuale scende in campo il presidente attuale della Corte Costituzionale, che dice: «il giudizio preventivo affida alla Corte Costituzionale un compito che non le spetta perchè la Corte giudica sulle leggi approvate e sarebbe una sorta di consulenza preventiva alle Camere che forse non è proprio opportuna» – il presidente, Agostini, il presidente della corte costituzionale! Se voi ogni tanto chiamate pure quelli che tra un po’ non ci sono più, almeno quelli che sono in questo momento effettivamente presidenti della Corte Costituzionale ascoltateli.

Ho concluso, avevo preparato anche gli schemini per far vedere bene come funziona la differenza tra porcellum – solo liste, solo simboli – e poi c’abbiamo il mattarellum, con solo un simbolo e una riga, e poi quell’altro che era con un simbolo e quattro righe. Non è esattamente la stessa cosa, come spiega anche la Corte Costituzionale.

Ho finito, volevo solo leggervi una cosa che sicuramente vi farà piacere. E’ brevissima e vi farà piacere, perchè la potrete utilizzare: «Quanto a questa ipotesi» – ci si riferisce alle preferenze e si sta parlando del mattarellum, che, come sapete e come ricorderete, aveva sì i collegi uninominali, ma aveva anche delle liste bloccate – «quanto a questa ipotesi, certamente la peggiore» – si parla delle preferenze – «dovrebbe essere sufficiente ricordare quanto di causa ed effetto insieme sia riconducibile al rapporto tra voto di preferenza e corruzione del sistema politico. Vi è chi ha dichiarato che questa lista sarebbe veicolo di salvataggio» – si parla delle liste bloccate – «per le cosiddette vecchie nomenclature o addirittura per gli inquisiti, particolarmente là dove per gli inquisiti vi fossero apparati o radicate clientele, ma questo è proprio ciò che può avvenire con la preferenza o con il ripescaggio dei non eletti. Con liste corte tra quattro e dieci nomi, l’elettore, così come nel collegio uninominale, sceglie e decide. Non voterà una lista i cui nomi non incontrano la sua fiducia. Si è giunti a dire che ci sarebbero 157 deputati scelti dai partiti. I partiti, vecchi o nuovi, organizzati stabilmente o improvvisati per le elezioni, scelgono i candidati nei collegi uninominali, e nella parte proporzionale sono gli elettori a decidere». Questo signore che voi avete tanto evocato – ho visto oggi Bersani che diceva: abbiamo fatto Mattarella, facciamo il mattarellum – ecco, questo signore si chiama Mattarella, ed era il relatore del mattarellum in occasione della legge che poi diventò legge e che spiegava molto brillantemente come la preferenza sia un problema di grandissimo rischio – e ce lo troveremo, caro Renzi, ne riparleremo tra tre anni, tra quattro anni, quando dovremo confrontarci con le preferenze – e che in realtà, invece, le liste bloccate, se sono piccole, non sono bloccate, perchè il problema è di far scegliere gli elettori: se non ci sono i nomi, non possono scegliere, se ci sono i nomi, posono scegliere.

 
http://www.youdem.tv/v/276580

L’intervento di Roberto Giachetti alla direzione nazionale del Partito Democratico del 30 marzo 2015

Serie A 2014/2015 – 28a giornata

Untitled Ieri è uscito un comunicato della Curva Sud che invita Silvio Berlusconi a fare chiarezza rispetto al futuro del Milan: di vendere totalmente la società, e non solamente una quota di minoranza, se il piano è quello di un graduale disimpegno della famiglia, oppure di mettere fine alle voci e di consegnare definitivamente la guida del Milan a Barbara Berlusconi, sbarazzandosi di Adriano Galliani (che non viene citato esplicitamente, ma il riferimento è cristallino). Il comunicato, inoltre, invita i tifosi a non entrare allo stadio o comunque ad astenersi da qualsiasi forma di tifo e di sostegno alle attività di merchandising della società.

Ora, io, se fossi a Milano e mi capitasse dopo tanto tempo di poter andare a vedere la mia squadra del cuore, non seguirei l’invito della Curva Sud a non entrare. Le motivazioni esposte – sottolineo, quelle esposte – sono in qualche modo condivisibili, sui mezzi ci sarebbe da discutere (ma, in fondo, quali mezzi ha un tifoso per farsi sentire?), però, cavolo, c’è il Cagliari del boemo, e magari uno rosicherebbe a non entrare, visto che le aspettative sono quelle di una partita ricca di gol e le speranze quelle di una vittoria 5-4 per il Milan – e come fai a non festeggiare ed esultare, poi?

Sulla formazione titolare rossonera non mi soffermo, tanto è inguardabile.

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Serie A 2014/2015 – 28a giornata

È dura continuare a essere Frank Underwood

House-Of-Cards-Wallpaper-26 [SPOILER ALERT: sotto sono contenuti dettagli della prima, della seconda e della terza stagione di House of Cards]

Poco più di una settimana fa sul sito del Washington Post è apparso un articolo di Seth Masket, docente di scienze politiche presso l’Università di Denver, che criticava il modo in cui House Of Cards mostra la politica americana, accusando la serie tv di mancare realismo (qui l’articolo in italiano).

Tra le varie sottolineature dell’articolo, ce n’è una che effettivamente salta all’occhio già dalla prima stagione, e cioè che Frank e Claire Underwood sembrano essere le uniche persone furbe e intelligenti a Wahsington, mentre gli altri si fanno prendere in trappola in modo sin troppo semplice.

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È dura continuare a essere Frank Underwood

Serie A 2014/2015 – 27a giornata

Gufo anche quando il mio Milan si trova in mano a Cristo. A mio avviso non ha molto senso pensare di sostituire Filippo Inzaghi a questo punto della stagione, o, come minimo, non mi sembra una mossa le cui motivazioni presentino un’indiscutibile forza. Dopo questo turno di campionato saranno solo undici le giornate rimaste da giocare e, per un tale breve periodo, l’unica prospettiva sarebbe una soluzione-ponte, che forse potrebbe dare una scossa all’ambiente, portare qualche tocco di esperienza in più e magari risolvere situazioni che ormai si sono incancrenite, però, ecco, si tratterebbe giusto di qualche punto in più – punto in più che potrebbe venire anche da un colpo di coda come quello prenatalizio, che regalò, giocando talvolta decentemente, talvolta male, qualche punto inaspettato (si vedano i risultati contro Napoli e Roma, ad esempio). Per fare un paragone, aveva più senso l’esonero di Massimiliano Allegri dello scorso anno che, da lungo tempo sulla panchina rossonera, si ritrovò a terminare il girone di andata con un bottino oggettivamente magrissimo e che vedeva iniziare un’era, quella di Seedorf, che all’epoca pareva essere destinata a durare a lungo – poi è andata come sappiamo, ma è un’altra storia.

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Serie A 2014/2015 – 27a giornata

Serie A 2014/2015 – 25a giornata

Paloschi Mentre ci si trastulla col ranking, col mini-recupero nei confronti della Germania e con le italiane che vanno avanti in coppa, il resto della Serie A è andato avanti, il Parma a farsi pignorare tutto il pignorabile, i difensori del Milan a rompersi, Inzaghi a rilasciare interviste sciape, ecc.

Nuova linea arretrata anche questa settimana: Bonera, uno tra Mexès e Alex, il bel Paletta e Antonelli, per non farci mancare il solito gusto del brivido là dietro. Torna Diego Lopez dalla squalifica (notizia positiva), Poli dovrebbe essere confermato a centrocampo (bleah), Cerci pare che debba finire ancora in panchina – e non è nemmeno una panchina nel calcio che conta, pensa che sfiga.

Comunque è vero che il ranking un po’ è da tenere in considerazione, perché riconquistando una posizione come paese, il Milan – questo Milan – potrebbe andare a fare brutte figure anche fuori dai confini con un settimo posto piuttosto che con un sesto – che bella prospettiva, eh?

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Serie A 2014/2015 – 25a giornata

Non sei cattivo come sembri, Frank Underwood

kevin-2 [SPOILER ALERT: di seguito si raccontano particolari della prima e della seconda stagione di House of Cards]

In uno dei poster promozionali della seconda stagione di House of Cards, Frank Underwood, il protagonista della serie, viene presentato seduto sulla sedia della statua dedicata ad Abraham Lincoln nel monumento commemorativo di Washington D.C., e sulle sue mani appoggiate ai lati, così come sul pavimento, ci sono vistose macchie di sangue: il personaggio, infatti, è un personaggio negativo, cattivo, spregiudicato, che ricerca il potere con ogni mezzo, tant’è vero che arriva a commettere, tra le varie cose, ben due omicidi nella sua corsa (non elettorale) alla Casa Bianca.

Eppure, Frank Underwood fa politica. Sì, è vero, la fa nel senso del playing politics, dell’utilizzare le varie situazioni a proprio vantaggio in maniera assolutamente spregiudicata e, più che immorale, forse addirittura a-morale, cioè senza che alcun punto di vista etico sia tenuto in considerazione.
Fa, però, anche politica in un senso ben diverso e, talvolta, spinto da motivazioni comprensibili, se non addirittura giustificabili, o comunque con esiti positivi, benché quasi al livello di unintended consequences.

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Non sei cattivo come sembri, Frank Underwood

Serie A 2014/2015 – 24a giornata

Franco Brienza In altri tempi e in altre circostanze, quest’incontro col Cesena non avrebbe preoccupato più di tanto. Certo, le partite vanno sempre giocate prima e, certo, la palla è tonda, inoltre bisogna sempre mostrare rispetto nei confronti dell’avversario, e comunque anche il Milan ancelottiano – per fare un esempio – aveva le sue sbadate cadute contro le piccole. Stavolta, però, il punto è che se non si gioca al massimo, qua si rischia di prenderle, benché in casa, benché contro una squadra attualmente in zona retrocessione, davanti al solo Parma (squadra che è nelle condizioni che tutti conosciamo) e staccato di sette punti dalla zona salvezza.

Filippo Inzaghi questa settimana ha ricevuto nuovamente – pare – rassicurazioni sul suo futuro, almeno quello a breve termine. A me questa sembra una linea saggia da adottare da parte della società, perché un nuovo allenatore ora non potrebbe costruire niente, perché comunque la qualità della rosa è quella che è e quindi (almeno a mio avviso) talvolta si esagera nell’attribuire molte delle colpe che si addebitano al mister, e, ad ogni modo, poiché davanti nessuno corre, beh, si può sempre tentare una ripresina primaverile per agganciare un posto valido per l’Europa (continua su Screwdrivers).

Serie A 2014/2015 – 24a giornata