Uscire dalla bolla, ovvero consigli non richiesti e non professionali per la campagna elettorale prossima ventura

Ferie d'agosto[Questo post ha una valenza generale, però devo ammettere che mi è venuto in mente pensando principalmente a due personaggi politici: Pierluigi Bersani e Mario Monti]

- Andare nelle piazze. Capisco che l’ultima campagna elettorale s’è svolta d’inverno, col freddo, e che i nostri leader politici sono un po’ anzianotti, però, ecco, basta coi palazzetti, gli auditorium, i teatri, sti posti chiusi che bisogna fare la fila per entrarci (e tanto quella davanti la riempiono sempre i soliti noti). Ogni tanto va bene, però lì spesso ci trovi militanti e gente già abbastanza convinta. E’ fieno già in cascina, insomma. E poiché c’è quella storia di Maometto e della montagna, l’elettore incerto e poco interessato te lo vai a cercare. E dov’è che lo trovi? In piazza, appunto (consideriamo pure che la prossima campagna elettorale si dovrebbe svolgere con temperature un po’ più miti di quelle dei mesi di gennaio e febbraio). Pure gli incontri con rappresentanti di parti sociali, sindacati, comitati locali eccetera: per carità, va bene tutto, c’è la crisi e ci sono imprenditori che vogliono parlarti, ma tu sei uno che rappresenta un partito che incontra uno che rappresenta un’associazione per avere i voti per rappresentare il popolo. Va benissimo difendere la cara vecchia democrazia rappresentativa dei partiti contro sta moda della democrazia diretta del web, però almeno per le elezioni va bene pure che capiti che qualcuno ti mandi a quel paese mentre vai a chiedergli il voto in faccia, non tra quattro mura o incontrando uno che in teoria lo rappresenta ma nell’urna conta uno. E non dimentichiamoci dei tanti, tantissimi che non sono rappresentati da nessun gruppo od organizzazione. Sorpresa, anche loro votano, sottopagati, a casa con mammà, senza tessera della CGIL (chi diamine ha una tessera del sindacato sotto i 35 anni oggi?) e attaccati per ore a Facebook.

- Socialcosi con moderazione. L’internet non è la realtà. C’è un 20% di popolazione che su internet non ci va, in primo luogo, e se pensate che Grillo abbia preso il 25% con la rete, non c’avete ancora capito una mazza (ricollegandomi al primo punto: Grillo andava in piazza anche sotto la neve, e la piazza rimaneva piena, perciò prendete esempio, andate in trincea e copritevi bene, stolti). Secondo, tanti di quelli che lo usano ci vanno per lavoro, per controllare la posta elettronica, per leggersi due notizie, trovare un bel porno e poi ciao, al bar a fare l’aperitivo. Su YouTube si finisce tra complottisti vari, su Facebook tra micini e foto alcoliche e su Twitter (un po’ più elitario e sostanzialmente già abbastanza piddino di suo) tra quattro gatti. Inoltre, gli smanettoni che commentano, condividono, laicano e ritwittano sono spesso gente già convinta. Insomma, più che video di giaguari da smacchiare e spartani vari, piuttosto che perdersi in mode e hashtag che piacciono al solito circolo, meglio produrre contenuti convincenti. Così, giusto per lasciare a noialtri qualcosa di serio da spiattellare al grillino di turno. Per il resto, c’è un mondo là fuori.

- Stop ai giornaloni. Arrivare alle 7 e 30 di mattina avendo già letto cronache politiche, editoriali, interviste, retroscena e controretroscena di una dozzina di quotidiani: questo basta. E’ vero già da almeno un decennio, ma le elezioni di febbraio lo hanno dimostrato: è un mondo staccato dalla realtà. Avete qualcuno pagato per farvi la rassegna stampa? Bene, chiedete una rassegna stringata, un solo articolo di cronaca politica fatto bene (ma giusto per esser sicuri di non esservi persi nulla), retroscena nada perché sono fantasia pura, a sto punto megli vecchi classici come Asimov che qualche solido appiglio alla realtà in più almeno ce l’ha, niente editoriali, in particolare se sono quelli che vi spiegano cosa dovete fare col senno di poi. Piuttosto, fatevi dare dati, cifre, riassunti di studi che vi aiutano a capire in maniera sintetica come stanno le persone. Corollario: stop alle tv tutta politica tipo La7. Del cagnolino dalla Bignardi non resterà nulla dopo due giorni, manco il voto del negoziante che c’ha tirato su due soldi. Pure io sono un patito dei talk show politici, ma siamo sempre le stesse persone a vederli e anche qui si crea una bolla da cui poi è difficile uscirne. Piuttosto, una copia di Gente o di Chi, anche se vi fa schifo, vi rimette un po’ a posto con la realtà, soprattutto perché un pezzo grosso di realtà Scalfari e Galli della Loggia non li conosce, ma Signorini, la Fico e zio Misseri sì. Lasciatemelo dire: un mondo con meno Follini e più gnagna&pulp non può che fare bene a tutti. E già che ci siete, l’abolizione del finanziamento alla stampa e dell’Ordine dei giornalisti potreste proporlo pure voi.

- Le elezioni si vincono il giorno delle elezioni. Ecco, anche qui, i sondaggi sono importantissimi, per carità, però, come il giuoco del calcio ci insegna, mai giocare pensando già di aver vinto o di aver perso. Il bello (o il brutto) della campagna elettorale è che qualsiasi momento può essere quello in cui todo cambia, tipo il Liverpool che ti rifila tre gol in sei minuti e ciao ciao Champions League. Quindi, stop a discussioni e liti su alleanze post-voto, scenari, chiacchierate riservate su ministri e sottosegretari, formule da alchimisti che non capite manco voi che le state ipotizzando ad alta voce. Un solo imperativo: pancia a terra e lavorare, evitando di parlare del sesso degli angeli. Se qualcuno si lamenta di questo, che si fondi il suo micropartitino dello zerovirgolastocazzo. Anche qui un corollario: dovreste avere imparato che Silvio è imbattibile, invincibile e immortale. Mettetevi questo in testa e vi sarà sufficiente per essere motivati come in una partita contro il Barcellona.

- La comunicazione conta. E’ vero che non abbiamo bisogno di venditori di pentole. Giorgio Mastrota non sarà mai un buon premier (se mi leggi, scusami Giorgio). Detto ciò, avere contenuti è condizione necessaria ma non sufficiente per essere un politico. La politica è per tutti, ma il politico lo possono fare bene in pochi. In democrazia si può anche avere eccellenti idee ed essere il miglior premier di tutti i tempi, tutti i luoghi e tutti i laghi, però se non prendi i voti al governo non ci vai mai, e per prendere i voti le cose le devi sapere dire, spiegare, far capire. Ergo, la comunicazione è importante e necessaria per un politico e non c’è nessuno staff e nessun guru americano che riesce a sopperire completamente a questa carenza (in particolare se un candidato cerca di mostrarsi per ciò che non è. La gente sa che dottor Jekyll e mister Hyde è una storia inventata, non è che uno diventa scemo tutto di botto, di solito, e se sì, non gli dai in mano il paese). Quindi, se non sapete spiegarvi, fatevi da parte. Il ciclismo – altra metafora sportiva, lo so – ci insegna che oltre alle droghe anche i gregari sono fondamentali. Voi potreste essere perfetti per il ruolo. Vi ameremmo lo stesso.

- L’IMU, le tasse, la merda. Moralità e lavoro, diceva Bersani. Roba bellissima, dico io. Però, ripensandoci, che roba è? Cioé, io che pretendo di essere un po’ più informato degli altri lo intuisco, ma, sorpresa, la democrazia (a cui siamo affezionatissimi e che ci piace sempre tantissimo) vuole che votino anche gli altri. Prendete l’IMU. Mentre Silvio mandava lettere e Beppe vi sfanculava, voialtri a dire che l’IMU ci ha salvato, però la rimoduliamo, no forse la sostituiamo, sì l’abbiamo voluta noi però è colpa di quelli di prima. Cazzate. L’IMU si può migliorare, si deve dare ai comuni, però è una tassa sacrosanta perché se nel luogo dove abiti tu usi strade, marciapiedi, fogne e vuoi lampioni e spazzini, allora tu, che vivi in quel luogo, i soldi per quelle cose devi metterceli. E’ così in tutto il resto del mondo. Punto. Le tasse sono tante, le tasse devono essere tagliate, ma le tasse da tagliare sono altre. Avessi sentito o letto UNO tra i prinicipali esponenti politici fare questo discorso, una volta sola. Mai successo. Le persone lo fanno già normalmente, ma in tempi di crisi sempre di più fanno il conto della serva, spulciano gli spiccioli in tasca e cercano di tirare a campare. Tra l’altro, a quelli di sinistra sinistra che hanno in mente la supermagnifica Svezia con tante tasse e tanti servizi, farei notare che in Svezia le tasse sono più basse che da noi, anche per quei cazzo di ricchi odiosi che una volta qualche deficiente voleva fare piangere prima di scomparire per sempre dalla scena politica. Meno tasse per tutti sembra berlusconiano, ma non lo è. E’ di buon senso. In altre parole: parlate di cose concrete. Dite: più soldi qua, meno soldi là. Gli otto punti di Bersani (a mio modestissimo parere, eccessivamente bistrattati dagli opinionisti del giorno dopo, ma vabbé, lasciamo perdere) sono già qualcosa, ma si può fare di meglio. Se incappate in qualche problema, tenete duro fino a quando passa la bufera. Sangue negli occhi, lotta dura senza paura, gli avversari non sono tigri di carta. E se avete opinioni impopolari, argomentatele senza essere generici. Infine: stop ai Nichi Vendola in tv, che fa sparate su patrimoniali e cazzi vari senza sapere di cosa parla. La situazione è seria ma restano le parole d’ordine pre-crisi. E infatti, come prima della crisi, c’è chi continua a sbattere contro il muro senza averci capito un cazzo, ma da mo’ (cit.).

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4 thoughts on “Uscire dalla bolla, ovvero consigli non richiesti e non professionali per la campagna elettorale prossima ventura

  1. La cosa più assurda é che tutti i politicanti di tutti gli schieramenti si comportano senza aver compreso niente dall’ultimo voto. E quelchemi teterrorizza é che alle prossime imminenti elezioni vincerà Berlusconi o, peggio ancora, Grillo ( il Berlusconi 2.0 ).

  2. Pingback: Moriremo di politicismo | Corrado's blog

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