The stopgap – Che cosa bella che è il fantacalciomercato

Viva la contabilitàMolti di voi conosceranno Football Manager, quel gioco manageriale in cui smetti di essere uno scemo qualsiasi e diventi Ferguson, cioé alleni una squadra e ne gestisci le finanze e la campagna trasferimenti. C’è da dire che, a differenza di Ferguson, puoi essere licenziato, inoltre si può anche avere una seconda identità, cioè quella del truffatore che gestisce un secondo manager, tipicamente chiamato Nome Cognome, utilizzato per comprare a cifre astronomiche i bidoni della squadra del primo manager, che così diventerà talmente ricco da poter portare Rooney alla Sampdoria, Ibrahimovic all’Osasuna o Messi al Watford.

Ora noi facciamo lo stesso usando Transfermarkt. Caveat: sì, lo so, nei bilanci veri gli acquisti vengono ammortizzati per il numero di anni del contratto e bla bla bla. Non me ne frega niente. Faccio come facevo sulle pagine del mio libro di chimica del liceo col mio compagno di banco: colonnina degli acquisti, colonnina delle cessioni, segno più e segno meno. As simple as that. D’altra parte, mi fingo intellettuale, mica contabile (continua su Screwdrivers).

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Serie A 2012/2013–38a giornata

Bakaye TraoréSolo della partita di stasera c’è da parlare, no? Siamo contro una squadra retrocessa. La vinciamo, tre punti e ciao ciao ai Della Valle brothers. Montolivo convocato, si narra che sia abile e arruolabile sin dal primo minuto. Davanti non c’è l’abusivo della numero 10, ma l’importante è che ci siano Marione e Stephan. Là dietro, non fate cazzate. Non c’è bisogno del partitone, non c’è bisogno del bel giuoco, c’è bisogno del compitino senza sbavature, da 6 in pagella. Su che ce le facciamo. E se ce la facciamo, poi? (Continua su Screwdrivers).

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Se fossi l’editore o il direttore di un giornale

NewspapersSe possedessi un giornale di tipo generalista – non importa se cartaceo oppure digitale – o se ne fossi il direttore, domattina entrerei in redazione e detterei, pena la messa alla porta dei contrari, le seguenti condizioni:

- Stop ai cosiddetti “retroscena”. Sono spazzatura o pura invenzione a seconda dei casi, come ampiamente dimostrato ormai, utilizzando fonti non citate manco si trattasse di rivelazioni di una spia della CIA in missione a Pyongyang. Nel migliore dei casi si tratta di alti dirigenti, peones, fedelissimi, oppositori interni che vogliono rimanere allo scoperto, gole profonde raccontano scenari che si contraddicono da una testata all’altra, che molte volte non si avverano e che invece, spesso, vogliono solo essere messaggi in codice per chi sa leggere tra le righe. Insomma, un servizio per pochi di cui il lettore comune non sa cosa fare, poiché non è una notizia, è chiacchiericcio. Oppure, per andare al peggiore dei casi, una favoletta messa lì per raccontare cose a cavolo.

- Stop a prodotti per addetti ai lavori. Spesso i giornali si parlano tra di loro, polemizzano tra di loro, riprendono concetti presi dallle colonne di un altro quotidiano, oppure si concentrano sulla micro-corrente del mini-partito che potrebbe borbottare un po’. Insomma, voglio che i giornali non si parlino addosso e non siano da un lato megafoni, da un lato influencer della politica. Se molti politici hanno già letto tutti gli editorialoni alle 8 di mattina mentre le persone normali leggono i quotidiani sempre meno, un motivo ci sarà, o no?

- Virgolettare solo citazioni. Certe volte si virgolettano cose mai dette, si stravolge il senso di una dichiarazione per semplicità o per sciatteria. Non funziona così. Le virgolette esistono per riportare il discorso diretto, ma se quel discorso diretto non esiste, non si usano. Non è solo deontologia, è una regola della lingua italiana. Usatela.

- Stop ai titoli che dicono una cosa mentre gli articoli dicono altro. Questo riguarda politica, cronaca nera, spettacoli, esteri, sport. Uno inizia a leggere un articolo perché attratto da un titolo interessante, poi arriva alla fine e si accorge che quel titolo è da ridimensionare oppure è totalmente fuorviante. Uno ci casca una volta, due volte, tre volte, poi smette di leggere certe cose. Smette di fidarsi, insomma.

- Meno politica. La politica è importante, per carità, ma certe volte si dà spazio a mal di pancia di nani e nanerottoli, mentre le cose importanti della politica (la cronaca parlamentare, l’attività di governo, i problemi da affrontare) passano in secondo piano. Il convegno della corrente dei cristianodemocratici liberali moderati vicina al sindaco di Roccacannuccia, beh, che palle, sai che ci frega. E’ davvero rilevante? Poi gli stessi giornali si lamentano del correntismo e della frammentazione. Ecco, non dare spazio a correnti e frammenti magari può essere un buon disincentivo al fenomeno, un contributo alla chiarezza e, fidatevi, la chiarezza piace a chi legge.

- Bisogna avere in redazione qualcuno con un robusto curriculum scientifico e comunque con una certa attitudine a controllare la plausibilità di certe presunte notizie. Certe volte si leggono sfondoni tali che anche un lettore non esperto capisce di star leggendo una castroneria. Può anche capitare che si tratti di castronerie meno faccili da individuare. Talvolta è per sensazionalismo come per i titoli, talvolta per ignoranza. L’informazione scientifica è una cosa seria e, se fatta bene, attrae lettori. Pensateci.

- Dare spazio alla politica europea. L’eurocrisi sta portando a maggiore integrazione tra i paesi del continente, almeno tra quelli dell’eurozona. Le decisioni comunitarie influenzano sempre più sia la politica nazionale sia la nostra vita. Inoltre la conoscenza di quello che sono e che fanno le istituzioni europee sono davvero scarse. Ecco, gridare al lupo dell’euroscetticismo e non fare nulla per fermarlo sembra contraddittorio. Per di più, mostrare che l’Europa realmente tocca le nostre vite – bene o male che lo faccia – può generare interesse nel lettore.

- Via i cialtroni. I giornali italiani sono pieni di presunti economisti o di gente che ripete sempre le stesse cose. Diceva un famoso economista che lui, quando i fatti cambiavano, allora cambiava idea. Non c’è bisogno di pubblica autocritica con fustigazione in piazza, ma di qualcuno che descriva e spieghi le cose, piuttosto che pontificare, magari sì. Essere seriosi non è una virtù, fingersi fuori dal mainstream per generare cagate sotto forma di articolo non è una virtù, trattare le materie socio-economiche in maniera seria sì.

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Serie A 2012/2013–37a giornata

Special chi?Beh, c’è poco da dire ormai in questo finale di campionato. Gli scenari positivi possibili per noi sono, aritmeticamente parlando, solo tre:
- la Fiorentina fa punteggio pieno e a noi basta vincere una delle prossime due partite;
- la Fiorentina non fa punteggio pieno, quindi a noi basta prendere un punto nelle prossime due partite;
- la Fiorentina perde una partita o le pareggia entrambe, allora vai col mojito in spiaggia.

Devo ammettere che non sono molto fiducioso per l’incontro di domani sera, perché la Roma di Aurelio Andreazzoli si è comportata un po’ come le montage russe: a filotti relativamente lunghi o a vittorie convincenti, sono sempre seguiti dei tonfi, e viceversa. I viola, inoltre, si ritrovano a giocare in casa contro un Palermo disperato che, in caso di arrivo di notizie per loro negative da Genova, potrebbe anche crollare psicologicamente nei minuti finali della partita. Mi dispiacerebbe arrivare all’ultima giornata con l’obbligo della vittoria, per dirvela tutta (continua su Screwdrivers).

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Serie A 2012/2013–36a giornata

PrintersMeno male che sono rimasto sveglio stanotte, in questa università dove la biblioteca sarà pure aperta 24/7, ma oggi non funziona una singola stampante ed è pure rotta la macchina del caffé al bar, altrimenti ciao ciao post e mi toccavano i ganci della cantina di Ghost. E’ forse sintomo della provvidenza che c’aiuta, a noi di Screwdrivers. C’era pure sta tipa semidisperata (che già conoscevo) che doveva stampare un biglietto per un aereo che sarebbe partito in un paio d’ore. Io un po’ l’ho aiutata, ma poi l’ho mollata: non solo non sono Mandrake (pronunciato man-dra-che), ma manco il tecnico delle stampanti. Vabbé, stop ai fatti miei – in realtà mi diverte raccontare cose sceme che mi succedono, ma voi siete qua per il Milan – quindi parliamo del Milan, seppur un po’ a cazzo di cane come si conviene in un post a preparazione zero (continua su Screwdrivers).

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Serie A 2012/2013 – 35a giornata

Kim Jong Un looking at thingsQuesta settimana vi segnalo un paio di cose trovate su Twitter. La prima riguarda Giampaolo Pazzini, che con la doppietta contro il Catania è arrivato a 15 gol stagionali; per avere un termine di paragone, uno in meno del nostro miglior marcatore Stephan El Shaarawy, solo tre in meno dell’eterno Totò Di Natale (che è anche rigorista fisso). La cosa ci dovrebbe far pensare che Pazzini stia facendo una grande stagione e che sia decisivo, pur partendo spesso dalla panchina, rispetto alla capacità del Milan di far risultato. Mi viene però da pensare che spesso Pazzini è pressoché assente in mezzo al campo, che un terzo delle sue reti è venuto contro una sola squadra (il Bologna), che quasi la metà è venuta in sole tre partite. Insomma, siamo così sicuri che il contributo di Pazzini sia stato così rilevante come i numeri grezzi di suggeriscono? (Continua su Screwdrivers)

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Il governo Letta e la coazione a ripetere

Fabrizio SaccomanniQuesto post lo scrivo a pezzi, in maniera un po’ rapsodica.

- Inizio con un postulato: la politica è un ramo specialistico delle professioni intellettuali, perciò, in quanto tale, non sostituibile dal mero esercizio di competenze e conoscenze riguardanti discipline diverse, economia inclusa.

- In secondo luogo, sottolineo la problematicità dello statuto epistemologico delle scienze sociali: pur nell’esteso utilizzo di modelli matematici, di statistiche e di dati empirici, la presenza di elementi arbitrari e convenzionali nelle definizioni, nelle analisi, nelle osservazioni, nelle teorie nonché la sostanziale irriproducibiltà in eguali condizioni degli esperimenti sociali rendono le scienze sociali delle scienze non propriamente definibili come esatte. In parole più semplici, l’economia non è affatto stregoneria (tutt’altro!) ma non è nemmeno fisica.

- Scorrevo la lista dei ministri dell’Economia e delle Finanze da quando il dicastero fu unificato rendendolo di fatto un superministero, cioé dal 2001: Tremonti, Siniscalco, Tremonti, Padoa Schioppa, Tremonti, Monti, Grilli, da un paio di giorni Saccomanni. Tutti cosiddetti tecnici, salvo uno, Giulio Tremonti, che invece è propriamente definibile politico (dal fatto che il tecnico sia o possa essere comunque politico non deriva necessariamente che tutti i tecnici siano politici proprio per via del postulato di cui sopra).

- L’avventura politica e ministeriale di Giulio Tremonti – tributarista di formazione giuridica, ricordiamolo – negli ultimi tre governi di centrodestra è stata caratterizzata, tra gli altri, da due elementi: stando a quel che si è letto per anni, una certa spigolosità del carattere che, unita alla centralità del suo ministero, lo ha portato ad accentrare le decisioni economiche e finanziarie e a tenere in secondo piano il metodo collegiale che, invece, a Costituzione vigente e per prassi decennale vige in Consiglio dei ministri. Il secondo elemento, parzialmente conseguenza del primo, è che la capacità d’influenza del suo partito e della sua coalizione nei confronti delle sue scelte è stata, quando di discreto successo, conflittuale, laddove in molti altri casi era, di solito, semplicemente inesistente. Prova ne è il fatto che oggi Tremonti si ritrova in parlamento solo grazie a una candidatura nelle liste della Lega Nord, non del PdL, col quale ha rotto.

- Spesso, seppur non sempre, le politiche economiche degli ultimi dodici anni sono sembrate all’insegna della continuità: aumento della pressione fiscale e stretta nei controlli dell’Agenzia delle Entrate, tanto per fare due esempi. In molti casi l’approccio è stato quasi prettamente ragionieristico e caratterizzato dai cosiddetti tagli lineari, sia nell’era Tremonti sia nell’ultima esperienza di governo tecnico, per citare due casi.

- Se esiste un’istituzione politica che ha capacità di influenzare l’economia nazionale, quello è il MEF. Vista l’enorme mole di PIL intermediato dallo Stato in Italia, direi che questa capacità d’influenza è decisamente rilevante, pur in presenza di molteplici altri fattori.

Conclusione: la nomina del direttore generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni, pur alla presenza di un primo ministro “economico” come Enrico Letta, è sulla scia delle nomine dei suoi predecessori. Proprio in virtù delle considerazioni epistemologiche di cui sopra, le scelte economiche di un governo sono anche scelte politiche, nel senso che indirizzano risorse e azioni in un senso piuttosto che un altro, secondo anche una visione della società com’è e come dovrebbe essere. In realtà, questo elemento negli ultimi dodici anni, pur non azzerato, è stato grandemente depotenziato dall’estensivo utilizzo di figure autorevole e dalla particolarità del lavoro e del personaggio di Giulio Tremonti. In altri termini, i partiti hanno appaltato da più di un decennio la loro elaborazione economica a figure terze, una sorta di outsourcing delle leve del governo la cui gestione, invece, dovrebbe essere uno degli obiettivi principali dell’attività di un partito.

Le conseguenze sono due: un problema di tipo economico e sociale, perché i partiti si sono rifiutati di esprimere una loro personalità che in prima persona e per loro conto portasse avanti il loro proprio progetto di società, con tutte le conseguenze che vediamo oggi a livello di fisco, lavoro, sviluppo eccetera, proprio per la scelta della continuità e l’incapacità di fare una scelta tra opzioni possibili ma diverse – scelta che, perciò, è una scelta principalmente politica, non meramente tecnica. Inoltre, il depotenziamento dell’influenza dei partiti – intesi non tanto come il loro gruppo dirigente, ma anche come elaborazione ed organizzazione di idee, competenze, proposte, militanza, consenso, nonché come mezzo di contatto col territorio e con la periferia – riduce sensibilmente l’eventuale spazio per richieste e spinte volte a cambiare politiche nel caso in cui queste si rivelino a posteriori inefficaci o sbagliate.

Da ciò deriva un problema democratico: dei partiti di governo che, una volta giunti al potere, non influiscono adeguatamente sulle scelte che modellano e gestiscono la società secondo la propria Weltanschauung, sono partiti che abbandonano la propria ragione sociale e tradiscono il proprio motivo d’esistere. Dei partiti inefficaci nel prendere parte ai processi decisionali e nell’elaborazione politica, economica e sociale che loro compete sono partiti falliti che non screditano solo sé stessi agli occhi dell’opinione pubblica, bensì l’intero sistema istituzionale e parlamentare.

La nomina di Fabrizio Saccomanni mi sembra andare nella stessa, medesima direzione del passato. Nessuna meraviglia, in realtà, visto che a sostenere questo governo sono gli stessi partiti di governo degli ultimi dodici anni.

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Un’altra trappola per allocchi: l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi

AllocchiVado subito al punto: la questione dell’ineleggibilità di Silvio Berlusconi che il Movimento 5 stelle vuole proporre presto in parlamento è una trappola per allocchi, in particolare per quelli del Partito Democratico, che già sono caduti nel trappolone di Grillo con la candidatura di Stefano Rodotà. Purtroppo sono cose che capitano.

Tralascio l’argomento “democratico”, per cui i ripetuti risultati elettorali del Cavaliere dovrebbero essere tenuti in dovuta considerazione. Parlo d’altro, di politica più concreta. Gli scenari sono due:

Scenario A: il Movimento 5 stelle propone l’ineleggibilità di Berlusconi, i parlamentari del Pd si accodano, Berlusconi decade dal seggio parlamentare ma un nanosecondo dopo cade il governo e Napolitano (o chi per lui) scioglie le camere. Si torna ad elezioni, il centrodestra probabilmente le vince (stando a tutti gli ultimi sondaggi, che tra l’altro di solito il centrodestra lo sottostimano), a quel punto un parlamento di centrodestra vota a favore dell’eleggibilità di Berlusconi e allo stesso tempo ci sarà un nuovo governo di centrodestra, quasi sicuramente guidato dallo stesso leader del PdL.

Scenario B: il Movimento 5 stelle propone l’ineleggibilità di Berlusconi, i parlamentari del Pd votano contro, Berlusconi resta in parlamento, si continua a governare con un esecutivo guidato da un esponente del Pd stesso e nella cui maggioranza la componente maggiore è proprio quella democratica.

Come vedete, in entrambi gli scenari Berlusconi resta in parlamento. Ora, ditemi voi, cosa deve preferire un parlamentare del Pd o un sostenitore più o meno convinto (anche di questi tempi) del Pd? Far parte di un governo in buona misura influenzabile e mantenere Berlusconi in parlamento, oppure ritrovarsi con un Berlusconi allo stesso tempo parlamentare e premier di un governo dei soli PdL ed alleati? La risposta non ve la devo dare io, credo.

I parlamentari del Pd, compresi i wannabe grillini come Pippo Civati, dovrebbero avere il coraggio di andare in tv, spiegare questa situazione e dire chiaramente (come non successo nel caso dell’elezione del capo dello Stato): “No, non voterò a favore dell’ineleggibilità del senatore Silvio Berlusconi”. As simple as that.

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Serie A 2012/2013 – 33a giornata

SauronSono quattro i punti che ci distanziano sia dal Napoli incontrato lo scorso turno, sia dalla Fiorentina, contro cui abbiamo giocato due settimane fa. A questo punto, direi di starci coi nostri quattro guai e pensare a tenere a distanza i viola, poi, se il Napoli crolla con un calendario tutto sommato un po’ più agile del nostro è tutto grasso che cola.

Ad ogni modo, non sono le considerazioni di classifica che contano nella partita di domani contro i gobbacci: loro sono odiosi più o meno a livello di Sauron, quindi non c’è bisogno di particolari motivazioni. A noi mancheranno Flamini (per fatto noto, l’entrata su Zuniga) e Balotelli (per motivazioni note, ma tralascio, non mi va di scriverne sennò mi viene il sangue allo stomaco). Pur sapendo che stiamo parlando di un ragazzo di venti anni e mezzo, con tutti i suoi limiti, spero che stavolta non ci siano motivazioni mentali o presunte serate in discoteca per El Shaarawy, anche perché già vedere sull’altra fascia Boateng dato come possibile titolare mi crea un certo fastidio (continua su Screwdrivers).

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Serie A 2012/2013 – 32a giornata

Giampaolo PazziniCome sicuramente saprete, domani sera contro il Napoli non potremo schierare Mario Balotelli, squalificato per tre giornate. Non torno sull’argomento, faccio solo notare non solo come falli brutti e pericolosi vengano invece puniti con una sola giornata, ma anche che ci sia gente che del mandare a quel paese l’arbitro impunemente ha fatto un tratto distintivo della propria carriera (Francesco Totti, ti fischiano le orecchie?).

A leggere le probabili formazioni su SportMediaset, mentre scrivo sembra che il Milan torni più o meno all’undici pre-Mario, quello che già ci stava facendo fare il salto di qualità in questa stagione: Constant a sinistra, Boateng sulla linea di centrocampo, attacco Niang-Pazzini-El Shaarawy (continua su Screwdrivers).

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