Cenni di epicureismo nell’Italia del XXI secolo

10 febbraio 2010

epicuro Coltivo da un po’ l’idea che questi tempi, in particolare nella nostra Italia, non siano adatti a condurre l’individuo a realizzare se stesso nell’ambito di un ruolo pubblico: il raggiungimento di una vera e propria felicità, della tranquillità dell’anima, può avvenire solo in mura ristrette che però non si devono ridurre alla forma del clan o della famiglia.

L’inettitudine riformatrice delle nostre classi dirigenti, unita alla visione che ci si para davanti di un mondo che corre e di masse che progrediscono (da qui la voglia, di molti che possono, di cambiare aria), ci sta consegnando un paese in cui l’intervento di ciascuno per il miglioramento della realtà esistente è marginale se non addirittura inutile, riducendo il rapporto tra politica e vita privata alla sterilità ed alla incompatibilità: perché partecipare se sono costretto a ridurmi all’adozione del pensiero altrui nel migliore dei casi, o ad arruolarmi nella tribù sotto il campanile nel peggiore?

La reazione a questa rottura, per quel che mi riguarda e per quel che vedo, potrebbe essere paragonabile a quella di più di duemila anni fa di fronte alla crisi della polis e, quindi, della proposta etica dei vari Socrate, Platone, Aristotele, comunque inquadrata, nella specificità di ognuno, dentro il quadro della città greca. Ciò che viene dopo tale crisi, cioè l’insieme delle filosofie ellenistiche, ha la pretesa di rispondere alla frattura tra l’interiorità dell’individuo e del mondo esterno portata dall’invasione macedone, dalla nascita dei regni successivamente al 323 a.C. (morte di Alessandro), dalla diffusione della cultura greca nel mondo e dal tentativo di fusione tentato rispetto alla sua eredità dalla conquistatrice Roma.

La felicità delle filosofie ellenistiche passa dalla dimensione esterna a quella interna, senza più ottimistica fiducia di cambiare il mondo, attraverso la costruzione di soteriologie che puntano alla salute, al riequilibrio dell’anima. Secondo la soluzione epicurea, ad esempio, bisogna conoscere ed applicare in modo non equivoco i pochi principi della fisica e dell’etica di Epicuro, cui si può arrivare attraverso diversi livelli comunicativi: quello alto e complicato del trattato Sulla natura, o quello piano, semplice e condensato delle Epistole e delle Massime.

A differenza di quel che avrebbe potuto pensare Platone (per cui la scrittura era un male perché rischiava di finire nelle mani di tutti), la scelta divulgativa epicurea è, prima che scientifica, culturale e filosofica, poiché Epicuro è realmente convinto di portare agli uomini una sorta di messaggio di salvezza, con intento di orizzontalità e semplicità del vivere filosofico (tant’è che nel Giardino entrano tutti, anche le donne) e il cemento che tiene il tutto è la filìa: «La medesima persuasione che ci incoraggiò a credere che nessun male è eterno o lungamente duraturo ci fa anche ritenere che la sicurezza più grande che si attui nelle cose finite è quella dell’amicizia». Ovviamente nei limiti della nostra esistenza, la felicità è raggiungibile, non bisogna rinchiudersi in sé ma avere a che fare con gli altri, seppur non nell’ampiezza della polis e nella partecipazione politica, bensì nella stretta cerchia degli amici, che da un lato è aperta a tutti (previa applicazione e accettazione dei principi del maestro) e dall’altro lato si rivela una cornice resistentissima.


Un anno dopo

9 febbraio 2010

Link del 6 febbraio 2010

6 febbraio 2010

- I liberisti che boicottano la Fiat (Alessandro De Nicola, Il Sole 24 Ore, 31 gennaio 2010)
- Il fardello dell’amicizia con Teheran (Vittorio Emanuele Parsi, La Stampa, 2 febbraio 2010)
- Se Berlusconi lancia l’offensiva anti Iran (Lucio Caracciolo, Limes, 3 febbraio 2010)
- Silvio d’Israele attacca l’Iran (e la stampa) (Virginia Di Marco, Il Riformista, 3 febbraio 2010)
- Berlusconi, paladino d’Israele con qualche amico imbarazzante (Umberto De Giovannageli, L’Unità, 3 febbraio 2010)
- Giallo sui progetti petroliferi. L’Eni: rispettiamo impegni già presi (Giampaolo Cadalanu, La Repubblica, 4 febbraio 2010)
- Se questo è un venditore (Mario Seminerio, Phastidio, 4 febbraio 2010)
- Anche il Fondo Monetario legge Topolino? (La voce.info, 4 febbraio 2010)


Trova le differenze

3 febbraio 2010

«La società mette a disposizione i fondi necessari, quindi il dottor Galliani ha la possibilità di essere sul mercato, ha individuato dei nomi che piacciono all’allenatore e che si ritiene siano ciò che può servire al Milan, che già aveva una pattuglia di attaccanti di livello, li conoscete benissimo». Silvio Berlusconi, 6 agosto 2009, alla conferenza stampa a Milanello che sostanzialmente annunciava il prossimo acquisto di Klaas-Jan Huntelaar.

«L’acquisto di Mancini? Non l’ho capito proprio, è un altro trequartista quando a noi magari serve qualcuno che finalizza il gioco. È fermo da due anni, non sono stato d’accordo con il suo acquisto e l’ho detto anche a Galliani». Silvio Berlusconi, 2 febbraio 2010, subito dopo l’annuncio da parte del Milan dell’acquisto di Amantino Mancini.


Link del 30 gennaio 2010

30 gennaio 2010

- Lost: un decalogo per i sopravvissuti (Roberto Bonzi, Novamag, 26 gennaio 2010)
- Tiger Woods, galeotto fu l’sms (Maurizio Molinari, La Stampa, 27 gennaio 2010)

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Dei problemi del Pd

26 gennaio 2010

nichi vendola Io l’avevo capita così: il Partito democratico nasce per fondere diverse culture politiche riformiste ed i rispettivi elettorati e classi dirigenti, e sceglie i propri candidati attraverso elezioni primarie. L’attuale dirigenza del partito, poi, vuole mettere un po’ tra parentesi le primarie (in effetti, i meccanismi congressuali del Pd rischiano di portare a decisioni popolari che smentiscono quelle degli iscritti che si fanno il mazzo tutti i giorni) ma non vuole certo cestinarle in toto.

Ora, che in Puglia attraverso questi criteri si scelga come candidato il presidente uscente Nichi Vendola, seppur di un altro partito (l’ennesimo partito personale, c’è da dire), da contrapporre al solito Berlusconi che si candida per interposta persona (un anonimo del posto) a me non sembra così grave. Che nel Lazio si appoggi un candidato esterno come Emma Bonino (ma i radicali si sono fatti ospitare nelle liste democratiche due anni fa) che comunque è di alto profilo a livello nazionale, a me sembra un vantaggio e non uno svantaggio, rispetto alla scelta di qualche sconosciuto raccoglitore di tessere locale.

Che il Pdl scelga di proseguire nella sua deriva leghista-socialista (Zaia e Cota da un parte, l’ex psi Caldoro e la socialdestra Polverini dall’altra), è invece un cattivo segno per il paese e per il Pdl stesso, ormai snaturato e ridotto a partito dell’immobilismo populista.


Come la Juve

24 gennaio 2010

milito abate derby 2010 L’Inter ha vinto meritatamente questo derby. Ha ragione Mourinho: anche in sette la sua squadra avrebbe vinto, perchè l’incapacità di sfondare dei rossoneri e la caparbietà tattica e l’ardore dei nerozzuri danno un unico risultato matematico, cioè la vittoria dei primi in classifica. L’Inter è più forte, e non ci sarebbe nulla da aggiungere se non fossimo nell’era del calcio ripulito dai magheggi di Moggi e dei suoi emuli.

Non è esagerato dire che gli interisti si lamentano sempre, vedono complotti ovunque, tant’è vero che hanno passato la settimana prima del derby (con Oriali e Paolillo) a lamentarsi, a dire che speravano di non avere rigori contro, di poter finire la partita in 11, per poi ritrovarsi con un arbitro che ha statistiche ultra-favorevoli all’Inter e che, alla fine dei conti, a livello di decisioni li ha favoriti nel derby di stasera, dove – mi ripeto – hanno stravinto meritatamente; se però Pandev non avesse segnato su calcio di punizione inventato e se il Milan avesse avuto due rigori in più (due falli di mano di Maicon) la squadra più forte non avrebbe vinto. Tutto ciò fa il paio con il gol di mano di Adriano e il fallo in area di Chivu dello scorso derby di ritorno. Lascio perdere le lamentele di Mourinho a fine partita che fanno solo ridere.

Anche la Juventus di Moggi aveva il portiere più forte del mondo, due colonne difensive come Thuram e Cannavaro, più una serie di grandi campioni come Nedved, Ibrahimovic, Trezeguet, e due centrocampisti nel meglio della loro carriera come Emerson e Vieira. Poi faceva – non sola, certo – cose che probabilmente non le servivano ma sportivamente non si fanno.

Hanno vinto i più bravi, anzi, i bravissimi, ma ladri – questo ci sarebbe da dire a voler essere esagerati. Tale è, però, il calcio degli onesti e dei forti di questa era.


Inter-Milan

24 gennaio 2010

NESTA JUVENTUS-MILAN Arrivare a questa partita con soli sei punti di svantaggio (virtualmente tre) è miracoloso: una squadra in smantellamento, tatticamente confusa, senza terzini e con una rosa indebolita dalla cessione più illustre, ha messo in fila tutta una serie di risultati utili consecutivi – Palermo a San Siro a parte – fino ad arrivare ad un secondo posto quasi indiscusso, ad un passo dalla squadra che ha vinto gli ultimi quattro campionati.

Ritengo che l’Inter sia ancora più forte di noi, perché ha dimostrato di non mollare mai e perché nel calcio odierno l’atletismo e la potenza contano moltissimo e di entrambi questi ingredienti l’Inter dispone in abbondanza, laddove uno dei nostri mediani (Gattuso) è ormai spompato, il nostro regista è lento, il nostro super talento, seppure in formissima e autore di prestazione superlative, non corre più di tanto, e l’indispensabile Beckham usa l’esperienza tattica e l’intelligenza per trovarsi dove le gambe non arrivano. Tale divario, riguardo il prossimo derby,  è mitigato dallo stato di forma non eccellente degli appena recuperati Thiago Motta, Cambiasso e Muntari.

C’è da aggiungere che il rinnovato equilibrio tattico dovuto all’inserimento di un mediano in più e di sir David e il buon tasso tecnico possono essere le due armi in più del Milan: se da un lato la capacità di rallentare che può avere Beckham può aiutare gli acciaccati interisti a non spremersi e a mantenere intatta la loro forza fisica fino al novantesimo, dall’altra parte può garantire al Milan la possibilità di attuare il gioco che le è più congeniale, fatte salve le accelerazioni dei terzini (che comunque devono stare attenti a difendere, Abate per la sua inesperienza al ruolo che ha già causato svarioni in questa stagione, Antonini per la contemporanea presenza dell’offensivo Maicon e dello scarsamente rientrante Ronaldinho) e i lanci lunghi di Pirlo per Borriellone; quest’ultimo, assieme a Nesta, è uno dei giocatori da cui questo Milan (o questo modulo di gioco) non può prescindere.

A essere maligni, si può dire che i piagnistei preventivi di Oriali e Paolillo e la nomina di Rocchi abbiano dato garanzie ai nerazzurri circa la possibilità di attuare un gioco duro, che magari potrebbe costare qualcosa all’insostituibile Nesta e ridurre il citato e fragile Borriello ad una partita di inutili e pericolose sportellate coi colossi dell’Inter. Certo, ai rossoneri è stato evitato l’impegno infrasettimanale di Coppa Italia e la fatica di concentrarsi anche al Fiorentina-Milan ormai spostato di un mese, quindi lasciamo stare le cattiverie. Il grande stato di forma di Sneijder, la tenacia dell’Inter e la fase ancora sperimentale, a mio avviso, della coppia di terzini del Milan, l’ineliminabile imprevidibilità di Nelson Dida sono tutti fattori che lasciano pendere la bilancia dalla parte dei campioni in carica.

Le mancanze dei loro Chivu, Stankovic, Eto’o fanno il paio con quelle di Seedorf (in panchina), dell’esperto Zambrotta e di Pato. Da un lato c’è voglia di vendicare l’umiliante sconfitta dell’andata, dall’altro lato c’è la consapevolezza che, proprio pensando ad un girone fa, quello che si sta ottenendo oggi è tutto grasso che cola, in attesa di una futura e robusta rifondazione. Rispetto agli annunciati proposito di Leonardo, io schiererei Flamini (da non cedere assolutamente al City o a chicchessia) al posto di Gattuso, più, come sempre, Abbiati al posto di Dida – temo che il ritorno alla papera del portiere brasiliano coinciderà proprio col derby, ma faccio gli scongiuri.

Pronostico un 1, spero in un 2 e non in un pareggio che, vista la classifica, avrebbe comunque un sapore amaro (considerato che in vista del prosieguo del campionato loro si sono già tolti dalle scatole un match contro i viola e definitivamente l’ostico Bari, mentre noi solo il debole Siena, e ciò ci pone in leggero svantaggio anche rispetto ala calendario, che comunque è ancora lungo). Grazie ragazzi per la bella stagione, e forza Milan!


Link del 23 gennaio 2010

23 gennaio 2010

- La corsa a ostacoli delle news (Maurizio Molinari, La Stampa, 17 gennaio 2010)
- Libertà economica. Italia meglio, ma sempre male (Carlo Stagnaro, Chicago Blog, 20 gennaio 2010)
- L’incubo del barone (Giovanni Federico, Noise from Amerika, 14 gennaio 2010)
- Il secondo incubo del barone (Giovanni Federico, Noise from Amerika, 22 gennaio 2010)


Tentativi

20 gennaio 2010

virus corpo umano Se ultimamente scrivo poco in questo mio nuovo blog, i motivi sono essenzialmente tre:
- la disperazione a cui mi porta la burocrazia, che mi porta a improvvisi viaggi a L’Aquila e a Roma;
- la ricerca di un modo per fuggire all’estero (ma ancora nisba);
- la lotta contro un virus che tiene in ostaggio il mio stomaco da domenica e mi condanna alla debolezza.

Scusatemi per il disagio, e forza Milan.